Metti anche tu il gettone nell’Iphone. Esempio (e analisi) del linguaggio figurato nella comunicazione politica

La politica è uno zoo della comunicazione. Dentro ci puoi trovare di tutto: esemplari in via d’estinzione che parlano come se fossero ancora protagonisti di una tribuna elettorale degli anni settanta, cuccioli che si esprimono solo a colpi di tweet e facebook, urlatori da talk show televisivo, ripetitori di frasi fatte, divulgatori di luoghi comuni… ma è anche un luogo in cui si può imparare molto sulle tecniche della comunicazione.

gettone telefonicoIn fondo, “governare è far credere”, diceva già Niccolò Macchiavelli, e in questo la comunicazione gioca un ruolo fondamentale come possiamo ben immaginare. Dietro ai gruppi politici, o anche ai singoli, si trovano spesso uffici stampa ed esperti che studiano la strategia migliore per portare in luce il proprio pensiero e mettere in ombra quello degli avversari. Negli ultimi tempi soprattutto.

Quasi ogni giorno la politica ci dà spunti per osservare le tecniche di comunicazione in azione e la loro efficacia… e quindi, perché non parlarne in questo blog?

Sia chiaro, qui non c’è giudizio né promozione di alcuno, non mi interessa difendere o sostenere quel tale personaggio o quel tal partito. Scegliete voi, a me interessa – come recita lo slogan del blog – parlare di comunicazione per imparare a essere più efficaci e a non farci più fregare (ecco, appunto!).

Nei giorni scorsi, l’attuale Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, in un intervento alla Leopolda, la convention del PD fiorentino, ha usato una tecnica di comunicazione antica ma sempre efficace, tanto che tutti i media hanno ripreso il suo messaggio e divulgato il suo pensiero per giorni e giorni.

Parlando dell’articolo 18 e per convincere la platea, o l’Italia, che sia il momento di superarlo attraverso le riforme che lui propone, Renzi ha usato la seguente espressione: «Nel 2014 aggrapparsi ad una norma del 1970 è come prendere un iPhone e dire dove metto il gettone del telefono? O una macchina digitale e metterci il rullino. E’ finita l’Italia del rullino»

Se anche solo hai aperto un giornale o acceso la tv in questi giorni avrai sentito questa frase riportata, ripetuta, raccontata, ripresa, denigrata, osannata… beh, direi quindi che il premier ha raggiunto il suo obiettivo;-)

Ma quale tecnica ha usato, e che effetti ha realmente ottenuto? Aldilà degli aspetti comici, che (volontariamente) ha prodotto, che cosa ha scelto di fare Renzi con le sue parole?

  • – Se avesse usato l’espressione: “difendere l’articolo 18 oggi è anacronistico”, avrebbe ottenuto lo stesso effetto?

  • – Se avesse usato l’espressione: “l’articolo 18 deve essere aggiornato”, avrebbe ottenuto lo stesso effetto?

  • – Se avesse usato l’espressione: “dobbiamo rivedere l’articolo 18 alla luce dei progressi del mondo”,avrebbe ottenuto lo stesso effetto?

Direi proprio di no.

Renzi ha scelto di utilizzare una forma di linguaggio figurato, più precisamente una figura retorica di contenuto. Addirittura, ha usato più figure retoriche nella stessa espressione: un’allegoria, una comparazione, un’iperbole, e magari qualcun’altra che ora mi sfugge.

Senza entrare troppo nel dettaglio tecnico delle figure retoriche, vorrei limitarmi ad osservare lasorprendente forza del linguaggio figurato. In comunicazione le immagini sono “digerite” meglio dal nostro cervello rispetto alle parole, bypassano i filtri logici del nostro raziocinio e vanno in profondità, dritto all’inconscio, senza che ce ne si renda conto. Le parole che evocano immagini ottengono lo stesso risultato: creano una comunicazione indiretta capace di evitare le barriere della logica e depositare i significati in profondità, dove l’essere umano è più sensibile e dove i messaggi hanno davvero il potere di condizionare i nostri pensieri e le nostre azioni.


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Che cosa ha ottenuto Renzi con quella tecnica? Innanzitutto ha dato valore mediatico al messaggio, ma fin qui nulla di straordinario, ma soprattutto lo ha fatto diventare: comprensibile, visibile (cioè ha reso visibile ciò che non lo è), ricordabile, divertente, potente… e ha predisposto la mente di milioni di persone a pensare che in fondo abbia ragione lui, d’altra parte chi di noi mai sarebbe così tonto da cercare di infilare un gettone nell’Iphone?

L’IMMAGINE DEL GETTONE E DEL TELEFONO SONO STATE TRASLATE PER SPIEGARE A UN POPOLO INTERO IL SIGNIFICATO DI RIFORMA DEL LAVORO, CHE DI PER SÉ NON È CHE CI DICA MOLTO.

 

È la stessa identica dinamica utile per spiegare le cose ai bambini. A vostra figlia di 5 anni potete anche dire di “non fidarsi degli sconosciuti”, ma per lei quelle parole non hanno un gran significato, non hanno un gran valore. Sono solo parole. Se invece le dite di non fare come Cappuccetto Rosso che nel bosco ha parlato con il lupo ecco che il messaggio diventa più chiaro, comprensibile, ricordabile e potente.

Usare una figura retorica di contenuto, come nel caso di Renzi o della mamma giudiziosa, significa influenzare il pensiero e le azioni del proprio interlocutore attraverso le parole. Questa si chiama persuasione, che ci piaccia o no.

Chiunque di noi abbia la necessità di farsi capire, di convincere le altre persone, siano essi clienti, allievi, colleghi, figli o mariti, farebbe bene a mettere qualche “figura” nelle proprie parole. E tu, lo fai già? Fai un esercizio, pensa a una cosa che dovrai dire a qualcuno oggi e trova un elemento figurativo che potrai utilizzare. E usalo.

Stay tuned!



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