Cosa ci fanno insieme un cane, un cavallo e una birra? Tecnica (segreta) di comunicazione efficace rubata agli americani

spot-budQuanto contano le emozioni nella comunicazione?

Ognuno di noi pensa che la comunicazione sia uno scambio di informazioni. Punto.

Se domandi alle persone “cosa significa comunicare?” otterrai una risposta del tipo: trasmettere delle idee, dei concetti, dei contenuti. È corretto, per la carità, ma solo in parte.

Questa visione della comunicazione tiene fuori una componente fondamentale, le emozioni. Quello che è necessario imparare per diventare abili comunicatori (o per non farsi fregare dagli scaltri persuasori) è che in ogni atto comunicativo si trasferiscono informazioni e insieme si creano delle sensazioni. Sempre.

E sono proprio le sensazioni a giocare un ruolo chiave.

Il tema è molto ampio e andrebbe approfondito sotto diversi punti di vista, ma in questo nuovo articolo del blog Effetto Barnum, il blog della comunicazione antisfondamento, voglio concentrare l’attenzione su un aspetto fondamentale delle sensazioni, delle emozioni, nel processo di comunicazione e convincimento: le emozioni sono la chiave che apre la porta della nostra anima.

E una volta che abbiamo accesso a quel livello, alla carne viva, possiamo trasmettere con una potenza incredibile le informazioni. In questo modo le nostre idee colpiscono, superando facilmente tutte le barriere difensive che la logica e la razionalità si affaticano a costruire per difenderci. E vengono ricordate.

Ti voglio mostrare cosa intendo, utilizzando un esempio di altissimo livello. Osserva questo filmato, si tratta di uno spot della durata di un minuto, e poi prosegui la lettura.

 

Ti è piaciuto?

Ti ha emozionato? Colpito? Intenerito? Divertito? Commosso?

Questo spot della birra Budweiser utilizza le emozioni e si priva totalmente degli aspetti nozionistici, cognitivi, informativi, logici, razionali. Fa una cosa più semplice – in apparenza – ma decisamente più potente.

Non spreca nemmeno un secondo a presentarti il prodotto e dirti che la loro birra è buona, rinfrescante, o qualsiasi altra cosa. Non ti dice: bevila anche tu. L’obiettivo di questo filmato magistrale è di aprire il tuo cuore è una volta avuto accesso ai tuoi sentimenti imprimerci a fuoco un marchio. Stop.

Non spreca parole, usa solo immagini e musica per evocare sentimenti e poi abbinarli al marchio di una birra. Forse penserai che hanno buttato via i loro soldi con questo spot e quasi sicuramente dirai che è impossibile che un filmino di un cane e un cavallo possano convincerti a bere la loro birra.

Ti sbagli. Di grosso.

Loro non puntano alla tua mente, puntano al tuo cuore. E ricordati, al cuor non si comanda.

Attraverso questo spot, Budweiser ha impresso il marchio nel cuore di milioni di persone, senza che loro se ne rendessero conto. E come per magia, le vendite sono aumentate.

In più, il video in questione è diventato virale, come potrai ben immaginare in questo moderno mondo social, rimbalzando di pagina web in pagina web e raggiungendo milionate e milionate di persone.

Budweiser ha ormai creato un filone di questi spot, in onda da diversi anni con lo stesso canovaccio (quelli bravi direbbero con la ripetizione dello stesso visual hammer, del medesimo claim, per ottenere un rinforzo del brand, e altre robe da marketing spinto del genere). E non sono certo pazzi.

Non ti dicono che la loro birra è buona, non ti informano sugli ingredienti, non ti trasmettono alcun messaggio logico. Ma ti fanno piacere la loro birra, anzi la loro marca.

Certo non a tutti, ma a molti.

Nell’ultima edizione del Super Bowl americano, l’evento mediatico dell’anno negli USA che le aziende sfruttano (pagando a peso d’oro ogni secondo di pubblicità) per promuovere i loro prodotti, è andato in scena la nuova versione dello spot Budweiser.

Dagli un’occhiata.

Ora, a me Filippo Mora, per le finalità di questo blog, non interessa parlarti delle grandi strategie di comunicazione pubblicitaria o di marketing, ma da queste possiamo imparare un grande segreto, una tecnica di comunicazione tagliente e affilata come un bisturi.

Sarai tu a decidere se usare queste conoscenze per aprire un pancia o per non tagliarti (e non farti tagliare).

Comunicare significa trasmettere informazioni e creare sensazioni, sempre. E quanto meno ti prenderai cura delle sensazioni che creerai nei tuoi interlocutori tanto meno efficace sarà la tua comunicazione.

Anche se le tue parole sono rivolte a singole persone e non a milioni di consumatori nel mondo, devi imparare da Budweiser: prenditi cura delle sensazioni che crei in loro. A quelle sensazioni saranno abbinate le tue parole, sarai abbinato tu.

E, soprattutto, mettiti in animo di creare qualche straccio di emozione nei tuoi interlocutori, altrimenti le tue parole magari perfette, magari bellissime e con grandi contenuti… faranno una brutta fine.

Se ti interessa approfondire questi argomenti ne parlo in una parte specifica del mio libro, dal titolo provocatorio: “IL CONGIUNTIVO NON CI SALVERÀ – manuale di comunicazione efficace per ottenere il meglio da se stessi, convincere gli altri e non farsi fregare”. Se ti va, scarica gratuitamente l’introduzione, la trovi qui.

Stay tuned

Filippo Mora



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